NO ALCOL IN GRAVIDANZA

L’Istituto Superiore di Sanità ha lanciato un messaggio molto chiaro in occasione della “Giornata mondiale della sensibilizzazione sulla sindrome feto-alcolica”: se una donna si trova in stato di gravidanza, non deve assumere nessun tipo di alcolici. A rafforzare la dichiarazione è intervenuto anche l’Osservatorio Nazionale Alcol dello stesso istituto, che attraverso il portavoce Emanuele Scafato, ha affermato che in Italia “oltre il 50% delle donne gravide beve quotidianamente alcolici - vino e birra nella stragrande maggioranza dei casi - mentre nel resto d’Europa i dati vanno dal 6% della Svezia all’82% dell’Irlanda”. Per tornare al nostro Paese e sintetizzare i dati di questo fenomeno messo in luce dall’Istituto Superiore di Sanità, è possibile affermare che almeno una decina di neonati su cento subiscono gli effetti dell’alcol quando ancora si trovano nel grembo materno. Molte future mamme non sanno che una seppur minima quantità di alcol ingerita durante la gestazione o addirittura nei mesi che la precedono, possono compromettere lo sviluppo regolare del feto e di conseguenza la salute del neonato. In una recente indagine compiuta dalla Doxa è emerso che soltanto i due terzi delle intervistate erano a conoscenza di queste possibili conseguenze, mentre il numero di “bevitrici” è più alto tra coloro che hanno anche il vizio di fumare. Su 800 donne intervistate e di età compresa tra i 18 ed i 44 anni (di cui 425 alla prima gravidanza e le restanti già mamme una prima volta), il dato che più ha trovato risalto è il fatto che il 67% di costoro ha affermato che l’aver consumato alcolici saltuariamente non veniva percepito come un rischio per la gravidanza. Altra “cattiva” abitudine è quella di tentare di smettere di bere (ed anche di fumare) dopo che il test ha mostrato la positività alla gravidanza, quando invece questa pratica dovrebbe iniziare ben prima se la nascita del figlio è stata programmata. Basti pensare che il gli organi vitali ed il cervello del nascituro si formano nei primi 10/15 giorni dal concepimento. “Gli effetti negativi dell’alcol – ha poi meglio illustrato Scafato – si vedono soltanto nell’età evolutiva, quando compaiono alterazioni delle capacità cognitive o taluni disturbi della crescita.” Importante è anche sapere che durante i nove mesi della gravidanza l’alcol, tramite la placenta, arriva nel sangue del feto, che non può essere metabolizzato in quanto privo degli enzimi necessari. Un recente studio italo-spagnolo ha infatti dimostrato che anche nelle donne incinte che bevono poco ma costantemente, tracce di alcol sono rilevabili nel capello materno che nelle prime feci. Fra le 168 donne intervistate,l molto di loro hanno affermato che i medici di riferimento hanno riferito che un bicchiere di vino di tanto in tanto non comporta rischi per il neonato. Ad oggi la scienza medica non ha ancora individuato quale sia la soglia di sicurezza al di sotto della quale il consumo di alcolici non pone particolari pericoli per il concepimento e la successiva gestazione; per questo motivo l’Istituto Superiore di Sanità ha fortemente invitato le future mamme a smettere categoricamente di bere nel momento in cui apprendono di essere gravide (ed ancor prima se la gravidanza è programmata), oltre naturalmente al divieto assoluto di fumare. Se i danni provocati dall’alcol sono così impetuosi fin dai primi giorni dello sviluppo fetale, figuriamoci durante i nove mesi in cui prende corpo il piccolo neonato destinato a nascere da una persona alcol-dipendente.